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DONNE, TROPPO BASSO IL TASSO DI OCCUPAZIONE

Ostacolate dai pregiudizi, le donne sono discriminate anche sul lavoro e nella previdenza sociale. Questi gli ultimi dati registrati da Eurostat, l'ufficio statistico dell'Ue.

In questa situazione già critica, l'Italia è il fanalino di coda. Nel contesto europeo, il tasso di occupazione femminile era, lo scorso gennaio, il più basso nell'Ue, circa 14 punti percentuali al di sotto della media. In numeri, il tasso di occupazione delle donne di età compresa tra i 20 e i 64 anni è stato pari al 55%, contro una media comunitaria del 69,3%.

Inoltre, sempre in Italia, le lavoratrici sono circa 9,5 milioni, contro i 13 degli uomini. Inoltre, una donna su cinque fuoriesce dal mercato del lavoro in occasione della maternità.

 

Conciliare lavoro e famiglia. Questo ultimo aspetto riveste una particolare rilevanza perché indice della difficoltà per le donne di conciliare le esigenze di vita con l’attività lavorativa. La decisione di lasciare il lavoro è infatti determinata per oltre la metà, il 52%, da necessità di conciliazione e per il 19% da considerazioni economiche.

In generale, il divario lavorativo tra uomini e donne è pari al 17,5% e aumenta in presenza di figli (34% se è minore e la madre è nella fascia di età 25-54 anni).

 

Strategie per la parità. Tra le strategie predisposte dalla legislazione italiana per accrescere la parità nel mondo del lavoro, c'è l’esonero totale (100%) della contribuzione dovuta, per la propria quota, alle lavoratrici madri di due figli, con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, fino al mese del compimento del decimo anno di età del più piccolo.

L'esonero non nuoce alla pensione, perché lascia ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. In sostanza, la quota di contribuzione non dovuta all’Inps entra nelle tasche della lavoratrice in termini di maggior retribuzione.

 

Paghe basse. L’occupazione femminile è caratterizzata anche da un accentuato divario retributivo e dal tipo di lavoro svolto dalle donne.

Per quanto riguarda la differenza di stipendio, secondo Eurostat, il divario retributivo medio (cioè la differenza di paga oraria lorda tra uomini e donne) è pari al 5%, contro il 13% della media europea.

Quello complessivo (la differenza tra il salario annuale medio percepito da donne e uomini) è invece pari al 43%, al di sopra della media europea (36,2%).

Secondo i dati dell’Osservatorio sui lavoratori dipendenti del settore privato dell’Inps, nel 2022 la retribuzione media annua è costantemente più alta per gli uomini, con una differenza di 7.922 euro (26.227 euro, contro 18.305 per le donne).

L'istituto segnala che la strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026 ha tra gli obiettivi quello di ridurre il gap retributivo nel settore privato dal 17% al 10%.

Dal punto di vista delle caratteristiche del lavoro svolto, sempre secondo l’Inps, la bassa partecipazione al lavoro delle donne è determinata da diversi fattori, come l’occupazione ridotta, in larga parte precaria, in settori scarsamente remunerati o poco strategici e una netta prevalenza del part time, che riguarda poco meno del 49% delle donne occupate (contro il 26,2% degli uomini).

 

www.camera.it (Lavoro femminile)